Dalla nascita della Repubblica Italiana alla entrata in vigore della Costituzione
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Mia intenzione è non stancare il lettore con la narrazione e il susseguirsi delle varie tappe della II guerra mondiale, ma concentrarmi sul periodo che segna il passaggio dal Regno d’Italia alla Repubblica italiana e l’entrata in vigore della Costituzione.

Il numero 24 sembra, giustamente a prima vista, non indicare nulla. Invece rappresenta un arco temporale entro il quale si decidono le sorti dell’Italia politica. Mi riferisco più precisamente ai 24 giorni compresi tra  il 9 maggio 1946, data di abdicazione del Re Vittorio Emanuele III in favore del figlio Umberto, il quale assume il titolo di Umberto II e la luogotenenza del regno, e dell’indizione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Sono 24 giorni febbrili che acuiscono sempre più il contrasto tra monarchici e repubblicani. Anche la Chiesa si dichiara formalmente neutrale, anche se nella sostanza lo è assai meno. Basti pensare che degli otto milioni di voti democristiani, non a caso sei andarono alla Monarchia in quanto molti appartenenti al basso clero e la stragrande maggioranza degli ecclesiastici la consideravano la forma con meno incognite.

            Tant’è che comunque si giunge al giorno fatidico, a quel 2 giugno che segnerà una svolta fondamentale delle sorti della Monarchia. Non si vota soltanto per il referendum, ma anche per i rappresentati in seno all’Assemblea costituente i quali dovranno redigere il nuovo testo costituzionale. L’89% degli Italiani partecipa in massa alla duplice competizione e saranno necessari due giorni per potere dare consistenza ai dati affluiti al Viminale. Fu un altalenarsi di smentite, di rincorse dei due schieramenti a seconda della provenienza geografica dei voti, ma il verdetto finale è nefasto per i filo-monarchici: voti per la Repubblica 12.182.000, voti per la Monarchia 10.362.000. Più tardi si venne a conoscenza di un milione e mezzo di schede bianche e nulle, sufficiente ad alimentare un contrasto che già serpeggiava tra governo ed ex casa regnante.

            L’esito dimostrò anche l’esistenza di due Italie: in tutte le province a nord di Roma, tranne due, Cuneo e Padova, aveva prevalso la Repubblica, in tutte quelle a sud di Roma, tranne due, Latina e Trapani,  aveva prevalso la Monarchia. All’85% che la Repubblica ebbe a Trento si contrappose Lecce con il medesimo risultato.

            L’avventura monarchica italiana si conclude il 13 giugno 1946 allorquando Umberto II e i suoi familiari lasciarono a bordo di un quadrimotore Savoia Marchetti 95 il territorio italiano alla volta del Portogallo. L’ esilio sabaudo terminerà dopo ben 56 anni a seguito della modifica dei commi primo e secondo della XIII disposizione della Costituzione avvenuta con l’approvazione della Legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1 ("Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 26 ottobre 2002 - Art. 1. - 1. I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale).

            Comunque, l’importanza e la passionalità del referendum avevano messo in ombra la contemporanea elezione dell’Assemblea Costituente, composta da 556 membri, ossia 207 democristiani, 115 socialisti, 104 comunisti, 41 dell’Unione democratica nazionale, 30 qualunquisti, 23 repubblicani e altri di liste minori. Il loro compito non era di legiferare ma di elaborare la nuova Costituzione.

            Il percorso che porto alla formulazione risulto tutt’altro che agevole: all’interno dell’Assemblea fu espressa una commissione più ristretta, detta dei Settantacinque, a sua volta frammentata in varie sottocommissioni, le quali elaborarono tante bozze che, alla fine, dopo tante smussature, si conclusero con la redazione di un testo unitario, che fu approvato con 453 voti favorevoli e 62 contrari, promulgata il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il primo gennaio 1948.

             La struttura della Magna Charta della Repubblica italiana si pose in antitesi con il regime precedente, impostandosi su una forma di Stato repubblicana, confermando il bando al fascismo e affermando la sua natura democratica; ebbe un’impronta unitaria e omogenea, proprio in quella che si rileverà una delle sue caratteristiche più negative: la voluta debolezza del governo, nel nome di un parlamentarismo esasperato che il tempo trasformerà in partitocrazia e lottizzazione.

            Furono omessi molti strumenti che avrebbero potuto scongiurare il proliferarsi dei fenomeni succitati: niente collegio uninominale, niente sbarramento del 5% per l’ammissione dei partiti al Parlamento, niente premio di maggioranza, niente sfiducia costruttiva.

            Questo tipo di Costituzione presenta alcune forme di garanzie presenti nella persona del Presidente della Repubblica (potere di scioglimento anticipato delle camere, veto sospensivo in merito alla promulgazione delle leggi del Parlamento, la nomina dei senatori e dei giudici costituzionali, ecc.), nell’ambito della Corte costituzionale e nello stesso carattere rigido che comporta la revisione degli articoli della Costituzione attraverso un procedimento aggravato (doppia votazione parlamentare e maggioranze qualificate).

            Bisogna anche sottolineare anche il rispetto verso principi fondamentali, quali i diritti dell’Uomo, delle collettività territoriali minori, delle associazioni, dell’iniziativa privata, dei Patti Lateranensi con la Chiesa di Roma, delle organizzazioni di diritto internazionali.

            Insomma, la Costituzione italiana rappresenta la base del nostro ordinamento ed è rimasta immutata per quasi cinquant’anni, salvo poi subire modificazioni profonde riguardo l’assetto dei rapporti tra Stato e regioni. In sintesi, con l’approvazione della riforma del titolo V avvenuta con la legge costituzionale n. 3 del 2001, si dà risposta alle istanze di un regionalismo forte e alla promozione di un vero e proprio federalismo.

Come ho sottolineato in precedenza, la Costituzione rappresenta la fortificazione di una città democratica, la quale deve essere tenuta sempre ben funzionante dai nostri attori politici, ma che spesso le novità legislative del tempo o l’introduzione di nuovi assetti ordinamentali comportano una ristrutturazione che lascia strascichi e veleni tra gli opposti schieramenti.  

Infine, per concludere, riporterò integralmente il contenuto degli ultimi capoversi affinché si possa avvertire la solennità trasmessa alla nostra Magna Charta:

 

La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Data a Roma, addì 27 dicembre 1947.

ENRICO DE NICOLA

Controfirmano:

 Il Presidente dell’Assemblea Costituente:

UMBERTO TERRACINI

Il Presidente del Consiglio dei Ministri:

DE GASPERI ALCIDE  

Visto: il Guardasigilli GIUSEPPE GRASSI

 

           

           

Autore:

Comito Matteo

Presidente dell’associazione

Socio-culturale

“Laboratorio Democratico”

 

                                                                                                                        

 


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